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Un bicchiere d’Arte

 9 Novembre 2022

Jan Van Den Driessche

Jan Van Den Driessche è un artista belga nato nel 1954 a Geraardsbergen. È un pittore. Figlio di Lucien, nipote di René Van Den Driessche. Educazione Filologia romana. Autodidatta in pittura. Crea nelle sue opere un mondo colorato in cui sono incorporati elementi che possono riferirsi allo stesso tempo al circo e alla morte, che testimoniano una fantasia sfrenata e forniscono una sorta di panoramica della condizione umana, delle fortune che subiamo durante la nostra presenza qui sulla terra, visti attraverso gli occhi di un osservatore astuto che non rifugge dall’assurdo. Dalla stampa: ‘I dipinti di J.V.D.D. sono scene barocche in cui sono indicate numerose allusioni. Ogni scena è un insieme di motivi e presenze che si riferiscono tanto a un sogno quanto a una realtà” (H. Brutin, 1977) e “Il lavoro di J.V.D.D. riflette la società in una danza di morte” (J. De Geest, 1995) e infine: “La grande ossessione, sia nella vita che nell’opera di J.V.D.D. è scoprire la verità. Ciò significa che non è vincolato dall’apparenza della realtà di persone o cose. Al contrario: vuole strappare via il travestimento che nasconde la realtà più profonda del nostro ambiente. Ma vuole anche rivestire la verità che persegue con forme e vesti che hanno un significato simbolico: solo allora può acquisire un valore universale.’ (W. Toebosch) Vincitore del Premio Kulturama all’Haagt nel 1986, Prix Médiatine in Sint -Woluwe Lambert nel 1986, vincitore del Premio Anto Diez a Bredene nel 1987, del Premio André Toetenel nel 1989, del Premio Eugène Van Mieghem ad Anversa nel 1987, secondo premio per la pittura ad Art’Alès ad Alès/Francia nel 1997 , secondo vincitore del Premio della Città di Poperinge nel 1998. Stabilitosi nel sud della Francia. Bibliografia: Jan Van Den Driessche (Kunstpocket, Schelderode, 1992), Jan Van De Driessche (A. Carré, Sint-Pieters-Leeuw, 1999). Menzionato in BAS II e Due secoli di firme di artisti belgi. (pirone)

Born in Belgium, Laureate in Romance Philology and associate professor, Jan Van Den Driessche belonging to 3 generations of painters, lives in Ardèche, but travels the routes of art through exhibitions and fairs around the world. His works are in the collections of important galleries in Europe and particularly in Belgium (Antwerp, Brussels and Knokke le Zout). His “love for letters” is evident in his paintings, fragments of quotes, diffuse exclamations, reflections on Life.
The world that emerges expresses a denunciation of the absurd Camusian of the human condition by alluding to the period of existentialism.
Jan captures in his pictorial universe the disturbing images which materialize in scales, wheels, emphasizing an upward tension, crosses, contamination with the sacred, symbols through which the artist tries to exorcise the threat of death that the spectacle of life offers us every day.The Theater of Life for Jan Van Den Driessche is a circus show, a farce on which the threat of death weighs, … which finds its deepest roots in the popular images of the Middle Ages. Director of the show, Death and his assistant, Kronos, Time, that relentlessly flows. Heir of the great Flemish painter James Ensor, his works of surreal expressionism are full of ironic skeletons, top hats, women, eternal temptresses of teenage dreams.

Monteoliveto Gallery

vi accoglie nella sua Home Gallery nel centro di Napoli.

Raggiungeteci per…Un bicchiere d’Arte!

Nel 2010 Jan Van Den Driessche entra a far parte degli artisti residenti della Monteoliveto Gallery. I suoi lavori esibiti ad Aix-en-Provence, Paris, Ghent e Principality of Monaco hanno un immediato successo di critica e di pubblico. Nel 2011 dopo la sua partecipazione ad Art Monaco ’11 in the Principality of Monaco la Monteoliveto Gallery, lo accoglie nei suoi spazi per la sua prima personale a Napoli, Italy, riscuote molto successo. 


Opere in Galleria

Les Amourii IV, - acrilico, tecnica mista, 116×54 cm.

Les Amourii IV

acrilico, tecnica mista,
54 x 116 cm.

Pure Nature

acrilico, tecnica mista,
100×70 cm.

Pure Nature

acrilico, tecnica mista,
100×70 cm.

Reportage

acrilico, tecnica mista,
73 x 55 cm.

Reportage

acrilico, tecnica mista,
73 x 55 cm. 

La Reine Poecka, acrilico, tecnica mista, 72×54cm.  (110x95i)

La Reine Poecka

acrilico, tecnica mista,
72×54 cm.  (110x95cm.i)

Amour, Thank you, Money,  

acrilico, tecnica mista,
35×50 cm. (58×73 cm.i)

Amour, Thank you, Money,  

acrilico, tecnica mista,
35×50 cm. (58×73 cm.i)


L’ARTE DI JAN VAN DEN DRIESSCHE

Gennaro Oliviero – Segretario generale dell’Associazione Amici di Marcel Proust e Curatore del Giardino di Babuk Napoli 1 marzo 2011

Échelle pour échapper au massacre (scala per sfuggire al massacro) “Perseguitato dai conformisti, mi sono lietamente rifugiato nel paese solitario della satira, dove regna la maschera, violenta esplosione di luce” James Ensor L’epigrafe che precede rifiuta la collocazione in esergo, trattandosi di presentare un Artista che è pittore ma anche poeta e filologo. Jan Van Den Driessche è, infatti, uno studioso di Filologia Romanza; il titolo Le Théâtre de la Vie, con il quale viene presentata a Napoli (dal 3 al 17 marzo) dalla italo-francese Galleria Monteoliveto (Napoli – Nizza) la personale di pittura del nostro Jan stimola un approccio filologico che ben si attaglia alla originale scelta di Alain Carré, nel cui catalogo ritroviamo note critiche espresse in forma poetica. Le Théâtre de la Vie, osservando le tele di Jan, si presta infatti ad una translitterazione che attraverso la suggestione dell’articolazione semantica consente di cogliere – ed etichettare – le opere più significative della raccolta. Telle vie, telle fin (si muore come si è vissuti): “Blessure /l’Artista fit, fuit la même chose”; “Nothing (love)”. Ecrire sa Vie (scrivere la propria vita): “Histoire incompréhensible”; “Nous avons trinqué sur le Bonheur” Faire la vie (darsi alla bella vita): “La Fête”; “A Marielle”. Vie de chien (vita da cani): “La Solitude unanime de l’Artiste”; “Point rond tout noir, tout blanc”. Faire la vie (darsi alla bella vita): “En oubliant tout Age”; “Le Jour nouveau se lève”. Jamais de ma vie (mai e poi mai): “Sujet de Vérité”; “Le Surhomme”. Gagner sa vie (guadagnarsi il pane) – Avoir la bonne vie (vivere bene) – train de vie ( tenore di vita); Vie-chère (caro-vita): manca una tela del nostro Jan; se vi fosse, potrebbe intitolarsi – esistenzialmente – Vie d’Artiste.

Per concludere questo divertissement potremmo dire che, a gran parte delle tele di Jan, si potrebbe apporre come sottotitolo, À la Vie, à la Mort (per la Vita, per la Morte). Come è stato da altri scritto il regista dello spettacolo del Théâtre de la Vie è la Morte e il suo assistente è Kronos, il Tempo. Ma Philologhia è anche “ amore per le lettere”: parole e lettere che sono presenti nelle tele di Jan, con frammenti di citazioni, riflessioni ed esclamazioni diffuse nelle composizioni. C’è dell’altro, ovviamente. Le opere di Jan potrebbero ben rappresentare l’immagine di un trovarobato, dove l’insieme degli oggetti necessari all’allestimento di scene teatrali, o spettacoli di circo, si stagliano nella rappresentazione della vita, dove il fantastico e il grottesco, le maschere e gli interni abitati da scheletri e fantocci costituiscono una satira del mondo moderno che richiama prepotentemente la lezione del conterraneo Ensor. Partendo da questo dato, la pittura di Jan palpita di vita quotidiana nella quale però l’intreccio di sogno e realtà esprime una carica aggressivamente ironica e fantastica che a ragione – come ha scritto Guy Toeboch – richiama all’osservatore eredità recenti e suggestioni antiche riconducibili a Bosch. Di quest’ultimo la pittura di Jan sembra catturare la presenza di elementi misteriosi e inquietanti che caratterizzano la particolare intonazione lucidamente satirica delle rappresentazioni (vedasi “L’œil qui veille” e “Sujet de Veritè”). Il mondo che scaturisce dalle tele di Jan esprime però anche la denunzia dell’assurdo camusiano della condizione umana, che attingendo a un intuibile ventaglio di fonti non solo figurative ma anche letterarie – frutto evidentemente dell’elevata formazione accademica del nostro Artista – può alludere non solo a Camus ma anche alla più vasta stagione dell’esistenzialismo. Un elemento tipizzante delle tele di Jan è anche la messa a fuoco di innumerevoli episodi presenti nelle sue opere, quasi frammenti di un universo scomposto e ricomposto come in una immagine onirica, in una sarabanda di gesti, di azioni, di rapporti e di contrasti cromatici. Dice un proverbio fiammingo – e il nostro artista che vive ora in Ardèche, è contiguo al mondo delle Fiandre – che “il mondo è un carro di fieno, ciascuno ne afferra quanto più può”; quel che Jan afferra e cattura nel suo mondo pittorico sono i tanti elementi sottilmente ambigui, le immagini inquietanti che sembrano nascondere e al tempo stesso rivelare inquietudini, nostalgie e reminiscenze. Simboli che materializzati nelle tante scale e ruote presenti nelle tele alludono a un viaggio nel Théâtre de la Vie, alla ricerca di una possibile redenzione che affiora nel richiamo a stilemi religiosi che sottolineano una tensione verso l’alto, nel baluginare di croci, nella contaminazione del sacro che vive di aureole e di sbigottite contemplazioni. E’ la maniera attraverso la quale Jan tende a esorcizzare la minaccia di morte che lo spettacolo della vita offre ogni giorno, in un millenarismo che è la condizione dell’uomo moderno. Théâtre de la Vie o Teatro delle Ombre? L’uno e l’altro, anzi uno nell’altro, che le visioni di Jan ci offrono, anche con il sapiente ricorso alla ricchezza cromatica consentita da una variegata tecnica mista (acrilico pastello, olio, inchiostro, matita) che contribuisce a rendere vivo e palpitante il “palcoscenico” delle sue opere dal quale si leva l’invito di Alain Carré “que nous pouvons partager: “ mon ami Jannot/ prête-moi ta plume/pour écrire mes maux”. Che dire infine della reiterazione dei temi delle situazioni e degli oggetti già sottolineata (ruote, scale, anche croci etc.) che costituiscono l’armamentario, i mattoni “ con i quali Jan costruisce un mondo misterioso che affascina e cattura l’osservatore? Anche qui credo, che la vena filologica emerga prepotentemente con la suggestione di un retour éternel che da Nietzsche arriva a Kundera. Questo ritorno si afferma nella pittura di Jan nella versione negativa: (Insistenza sul tema della morte, l’artista aureolato de “la Solitude unanime de l’Artiste”, “ Saint Michel” in tenuta da soubrette etc.”), approdi esistenziali che ci fanno pensare a quella frase de “L’insostenibile leggerezza dell’essere” nella quale Kundera definisce l’idea del ‘ritorno negativo’: “Il mito dell’eterno ritorno afferma, per negazione, che la vita che scompare una volta per sempre, che non ritorna, è simile a un’ombra, è priva di peso, è morta già in precedenza, e che essa sia stata terribile, bella o splendida, quel terrore, quello splendore, quella bellezza non significano nulla”: è anche questa la “lezione” dell’opera pittorica di Jan Van den Driessche.